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DANIELE GIUNTA


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Daniele Giunta

STERNBILD

















La trasformazione dell’esistere in vari stati. La visione infinitesimale. Le frequenze estreme. Il limite.
Ascendere dagli effetti visibili alle cause invisibili. Origine e fine.
Daniele Giunta









[…] Schumann, come già aveva fatto Beethoven nelle sue ultime Sonate per pianoforte, decise di chiudere il pezzo con un movimento lento. In questo “Langsam getragen. Durchweg leise zu halten” (“Lento e leggero”) che allevia l’animo, la traslucida sonorità di Pollini, la sua calma visionaria ne evocano il titolo, concepito in origine, di “Sternbild” (letteralmente “Costellazione”) tradotto spesso “Corona fulgente”.
Robert Schumann: Fantasie op. 17: Maurizio Pollini, Piano. Joan Chissell.









Sternbild è un progetto work-in-progress strutturato in diverse sezioni che dialogano come elementi corali di un unico viaggio all’interno dell’Infinito, esplorazione negli estremi della percezione, nei minimi attimi in cui dal nulla si genera il tutto.
Elementi in apparente staticità, quali pitture, disegni e sculture lignee, contengono infiniti flussi di linee e movimenti offerti alla percezione dello spettatore attraverso l’azione live dell’artista che sembra voler penetrare all’interno delle meccaniche infinite della costellazione Sternbild, simbolico cosmo segnato dalla luce infinita.
Il silenzio contemplativo della meraviglia viene amplificato nelle singole porzioni infinitesimali attraverso sonorità ora minime e traslucide, ora profonde e criptiche prodotte dall’artista: Luce, Stelle, Terra esistono, si uniscono, si muovono, vivono, mutano, evolvono, si autogenerano nel ciclo continuo della Natura che è dispiegamento del divino.
Avviato con la personale omonima curata da Elena Forin nel 2010 presso La Giarina Arte Contemporanea e la composizione in quattro movimenti LakeRecordings, Sternbild è un progetto aperto che l’artista intende registrare con l’evolversi della propria personale ricerca.
Sternbild Recordings





























Il silenzio può avere molte forme. A volte è “un'acqua buia”, altre un corpo ghiacciato o una radice scoperta e attorcigliata. Per Daniele Giunta il silenzio è ciò che circonda i piccoli ma grandiosi eventi che costellano la percezione, e che si trovano nelle sue opere a scandire lo spazio, a concentrare il tempo, e a dare forma al racconto…lo scambio tra il nulla e il suo contrario, diviene una stratificazione di piccoli eventi e di attimi minimi da cui si origina il tutto. Giunta riduce le dimensioni, moltiplica gli accadimenti in una concatenazione di fatti pittorici, e amplia lo spettro delle possibilità tecniche raccontando il segno attraverso la poesia della luce.
Piccole pitture, disegni, fotografie e incisioni, vanno a distribuirsi nello spazio come i singoli elementi di una costellazione, la costellazione Sternbild, il cui equilibrio è unitario e corale. Ciascuno di questi lavori contiene il senso del suo singolo apparire, ma introduce anche una lettura più complessa e stratificata…In questi piccoli gioielli di perfezione, il segno si fonde con il supporto in maniera osmotica e necessaria, a tracciare le linee di un universo fatto di percezioni minime, il cui lieve delinearsi nasconde un sistema complesso e finito.
[…] l’artista ha ricreato l’ambiente di un bosco, in cui, disseminati tra aghi di pino, corteccia sbriciolata, e radici d’albero, ha appositamente assemblato e collocato microfoni e manipolatori del suono in modo da raccogliere, diffondere e campionare, i rumori della natura e del suo intervenire all’interno di questa.
L’azione ha origine da un momento di quiete analogo a quel silenzio da cui nascono anche le opere, e successivamente prosegue verso una graduale e naturale grandiosità.
Le casse diffondono in tutte le sale l’eco di questa crescita e il senso di una imminente epifania; la bruma del bosco autunnale sale lievemente dalle cortecce invadendo lo spazio, e avviluppandolo in una coltre densa e in costante propagazione; gli umori diventano odori, e nella crescita di questa esperienza multisensoriale, Giunta interviene a creare un picco di intensità: sradica le radici e trova loro una nuova collocazione, cosparge di cenere bianca e ricopre con un manto impalpabile le forme e gli oggetti.
Daniele Giunta: Sternbild, Elena Forin (2010)




















Mi piacerebbe che i disegni e le pitture potessero raccontare una scomposizione di assoluti, i momenti minimi e gli attimi in cui dal nulla si origina il tutto.
Sternbild. Daniele Giunta




































DANIELE GIUNTA

Nato ad Arona (NO) nel 1981. Vive e lavora a Mlano.

Selezione personali

“STERNBILD”, a cura di Elena Forin, La Giarina Arte Contemporanea, Verona, 2010

“Wrong Crypt”, a cura di Elena Forin, De Faveri Arte, Feltre (BL), 2008

“Avalon” , a cura di Ivan Quaroni, Novato Arte Contemporanea, Fano (PU), 2007

“Il Mondo della Bellezza Trasparente”, a cura di A. Riva, C. Canali, Galleria Bianca Maria Rizzi & Mathias Ritter, Milano, 2007

Selezioni collettive

“Dolomiti Contemporanee. La Pierre de la Folie”, a cura di Alberto Zanchetta, Sass Muss, (BL), 2011

“54. Biennale Venezia, Padiglione Italia", a cura di Vittorio Sgarbi, Palazzo del Monferrato, Alessandria, 2011

VII Biennale d’Arte Giovani 2010-2011”, a cura di B. Buscaroli, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Gazoldo degli Ippoliti (MN), 2010

“Voglio la neve in agosto”, a cura di Peter Weiermair, LAB 610XL, Sovramonte (BL), 2010

“Plenitudini”, a cura di Alberto Zanchetta, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Marino, 2009

“Il resto del tempo, pratiche di abbandono e lontananza”, a cura di Alessandro Castiglioni, Castello Visconteo di Jerago (VA), 2009

“Paradisi perduti, la natura altrove”, a cura di Alessandro Castiglioni, Amste contemporary art, Lissone (MI), 2008

“Allarmi 3”, a cura di I. Quaroni, A. Trabucco, A. Zanchetta, Caserma De Cristoforis, Como, 2007


























Nelle opere di Daniele Giunta sono in atto sia la smaterializzazione del paesaggio che la genesi di nuove forme, in una continua, inarrestabile, metamorfosi indotta dall’essenza eterea dello scenario. In questi lavori l’inchiostro intride la seta creando effetti di sfumature e comprenetrazioni di colori…si delinano così lande spettrali cariche di un’aurea misteriosa…Le immagini evocano una condizione sospesa, in cui riflessioni e sensazioni derivate dal contatto con la realtà (non ancora giunta allo stadio di piena coscienza) innescano una costante redifinizione dell’interiorità di ciascun spettatore.
Plenitudini, Daniele Giunta. Silvia Conta (2009)











Come reperti di un antico naturalista, i disegni di Giunta sono posti in piccole teche preziose e, tutti insieme, compongono una sequenza di mirabilia. Sono prevalentemente paesaggi di tenebre, rizomi riarsi, cosmologie minime e bui stralci di vegetazione, che si affastellano a formare le mappe di una mistica geografia interiore.
Janare. Ivan Quaroni (2011)











I tuoi paesaggi sembrano più luoghi dell’anima che echi del mondo.
Vertigo. Luigi Meneghelli (2009)











Giunta lavora sugli estremi percettivi e formali della visione, su quella soglia-limite che segna il passaggio dall’osservazione ottica oggettiva dei fenomeni alla loro assimilazione visiva interiorizzata, costituita da quell’insieme di sensazioni che costituiscono la vera essenza delle cose, non adulterata da alcun filtro (culturale, educativo, politico o sociale) che ne intacchi la purezza.
Nelle sottili dimensioni della realtà. Alessandro Trabucco (2010)










L’indagine artistica perseguita da Daniele Giunta si interroga prevalentemente su quell’entità primigenia che risiede nella nostra anima: analizzare ed ampliare le nostre facoltà percettive, in modo da poter riconsiderare ed indagare la nostra interiorità. Il lavoro di Giunta viene percepito come un’unione di elementi e teniche, supporti e mezzi – pittura, seta, carta, musica, suoni e luce – che sono parti di uno stesso concetto, finalizzati ed indirizzati ad addentrarsi tra le maglie dell’impercettibile. Luce, ombra, natura, ghiaccio e cenere ci conducono in un mondo tra il reale e l’informale, arrivando ad addentrarsi oltre ad ogni sensazione e limite fisico e percettivo.
Pensiero fluido. Alberto Mattia Martini (2010)











I paesaggi di Giunta sono l’espressione visuale di quello che, a suo tempo, ho definito come una sorta di psicogenesi, immaginifica traslitterazione di un intraducibile alfabeto interiore, esteticamente sospeso tra la tersa eleganza artica dei ghiacciai e le cupe profondità ctonie della terra.
Italian Newbrow, Il lato oscuro della giovane pittura italiana. Ivan Quaroni (2010)











Quella della luce per Daniele Giunta è una dimensione importante e necessaria, e non solo perché il processo che conduce al punto nevralgico del lavoro è un percorso simbolico verso determinati territori di coscienza, ma anche perché il culmine di questo stesso processo presuppone la penombra e il buio, che solitamente si accompagnano a stati di torpore intellettuale.
Eppure, si dirà, per ciò che riguarda queste opere non si tratta propriamente di muoversi nelle lande deserte del nulla e dell’incertezza del buio, quanto piuttosto di attraversare una dimensione in cui valori contrapposti si mescolano insieme accogliendo qualità contraddittorie e offrendo situazioni esperienziali visionarie e illuminanti, in cui un’atmosfera umida e insieme ghiacciata è penetrata dal bagliore della notte e dall’invisibilità della luce, e in cui la natura e il paesaggio sconfiggono ogni idea di spazio e tempo per divenire entità psicologiche e mentali.
Wrong Crypt. Elena Forin (2008)











Daniele essenzialmente opera in due ambiti tutto sommato ben definiti, da una parte quello della pittura, dall’altro quello della musica…Dal nostro dialogo è nata questa forma ibrida, Distanza Abbandono Desiderio Tempo.
Un elemento bianchissimo, completamente ricoperto di cenere, una creatura autogeneratasi che sembra spuntare dal nulla e lentamente ampliarsi e intaccare tutto cio’ che sta intorno. La metamorfosi di un paesaggio che diventa immagine di un personalissimo sentimento di tempo.
Il resto del tempo. Pratiche di abbandono e lontananza. Alessandro Castiglioni (2009)











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Daniele Giunta

STERNBILD












Transformation of existence in various stages. Infinitesimal vision. Extreme frequencies. The boundary.
Tracing visible effects to invisible causes. Beginning and end.
Daniele Giunta





[…] Like Beethoven in his last piano sonata, Schumann choose to end the work with a slow movement. And in this heart-easing “Langsam getragen. Durchweg leise zu halten” (“Slowly and softly”) Pollini’s translucent sonority and visionary calm at once evoke its initially envisaged title of “Sternbild”, often translated as “Starry Crown”.
Robert Schumann: Fantasie op. 17: Maurizio Pollini, Piano. Joan Chissell.





Sternbild is a work in progress organised into different sections which interact as choral elements in a single voyage through Infinity, an exploration of the limits of perception, of the minimal instants in which everything is made out of nothing.
Apparently static elements such as paintings, drawings and wooden sculptures contain infinite flows of lines and motions offered up to the onlooker's perception through the live action of the artist, who seems to want to penetrate the infinite mechanisms of the Sternbild constellation, a symbolic cosmos of infinite light.
The contemplative silence of marvel is amplified in single infinitesimal portions through the sounds the artist produces, sometimes minimal and translucent, sometimes profound and cryptic: Light, Stars and Earth exist, come together, move, live, change and evolve, generating themselves in the continuous cycle of Nature which is the unfolding of the divine.
Originating in a solo show of the same name presented by Elena Forin in 2010 at La Giarina Arte Contemporanea and a composition in four movements entitled
LakeRecordings, Sternbild is an open-ended project which the artist intends to record as his own personal career unfolds.
Sternbild Recordings





















Silence can take on many shapes. At times it is “dark water”, at others a frozen body or a naked and gnarled root. For Daniele Giunta, silence is what surrounds the small but grandiose events constellating perception and which, in his works, scan space, concentrate time, and give a form to what he has to say… the exchange between the void and its obverse is revealed as the stratification of tiny events and miniscule moments from which everything derives. Giunta reduces dimensions and multiplies events in a concatenation of painterly facts; he also magnifies the ghost of technical possibilities by recounting marks through the poetry of light.
Tiny paintings, drawings, photographs, and etchings are scattered around the space like the individual elements of a constellation, the constellation of Sternbild whose balance is both unitary and choral. Each of these works conveys its own individual meaning, but also a more complex and stratified analysis…In these small, perfect jewels, marks meld with the support in an osmotic and necessary manner to trace out the lines of a universe consisting of minimal perceptions and whose delicate revelation hides a complex and finite system.

…he recreates a glade in which, scattered among pinecones, shredded bark, and the roots of trees, he positions microphones and amplifiers so as to gather, diffuse, and identify the sounds of nature as well as his own actions within it. This action comes about as the result of a calm period similar to the silence his works are born from, only then to lead slowly to a natural grandiosity. The loudspeakers transmit through all the rooms an echo of this increase and convey the sense of an immanent epiphany; the mists of an autumnal glade rise slowly from the bark to invade the space and to envelop it in a dense and constantly thickening blanket; moods become scents and, in the increase of this multi-sensorial experience, Giunta intervenes to create a highpoint of intensity: he tears up the roots and finds a new collocation for them; he powders them with white ashes so as to cover forms and objects with an impalpable cloak.
Daniele Giunta: Sternbild. Elena Forin (2010)















I would like to see the drawings and paintings speak of a breakdown of absolutes, the minimal moments and instants in which everything has its origins.
Sternbild. Daniele Giunta





























DANIELE GIUNTA

Born in Arona (Novara, Italy) in 1981. Lives and works in Mlan, Italy.

Selected solo show

“STERNBILD”, curated by Elena Forin, La Giarina Contemporary Art, Verona, 2010

“Wrong Crypt”, curated by Elena Forin, De Faveri Contemporary Art, Feltre (BL), 2008

“Avalon” , curated by Ivan Quaroni, Novato Contemporary Art, Fano (PU), 2007

“Il Mondo della Bellezza Trasparente”, curated by Alessandro Riva, Chiara Canali, Bianca Maria Rizzi & Mathias Ritter Gallery, Milano, 2007

Selected group show

“Dolomiti Contemporanee. La Pierre de la Folie”, curated by Alberto Zanchetta, Sass Muss, (BL), 2011

“54. Biennale Venezia, Padiglione Italia", curated by Vittorio Sgarbi, Palazzo del Monferrato, Alessandria, 2011

VII Biennale d’Arte Giovani 2010-2011”, curated by B. Buscaroli, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Gazoldo degli Ippoliti (MN), 2010

“Voglio la neve in agosto”, curated by Peter Weiermair, LAB 610XL, Sovramonte (BL), 2010

“Plenitudini”, curated by Alberto Zanchetta, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Marino, 2009

“Il resto del tempo, pratiche di abbandono e lontananza”, curated by Alessandro Castiglioni, Viscontean Castle, Jerago (VA), 2009

“Paradisi perduti, la natura altrove”, curated by Alessandro Castiglioni, Amste Contemporary Art, Lissone (MI), 2008

“Allarmi 3”, curated by I. Quaroni, A. Trabucco, A. Zanchetta, Caserma De Cristoforis, Como, 2007




















The works of Daniele Giunta demonstrate both the dematerialisation of the landscape and the genesis of new forms, in a continuous, unstoppable metamorphosis induced by the ethereal essence of the scenario. In these works ink soaks the silk, creating effects of different hues and co-penetrating colours… the result is spectral lands laden with a mysterious air… His images evoke a condition of suspension, in which reflections and sensations deriving from contact with reality (which has not yet reached the state of full consciousness) trigger constant redefinition of each viewer’s interiority.
Plenitudes, Daniele Giunta. Silvia Conta (2009)







Your landscapes look more like places of the soul that echoes of the world.
Vertigo. Luigi Meneghelli (2009)







Like artefacts of an ancient naturalistic age, Giunta’s drawings are placed in little cases like precious objects, and together forming a sequence of mirabilia. They are prevalently landscapes at dusk, dried up roots, minimal cosmologies and dark bits of vegetation bundled up to form the maps of a mystic interior geography.
Janare. Ivan Quaroni (2011)







Giunta works with the perceptive and formal extremes of vision, on the thresholds or boundaries marking the transition from objective optical observation of phenomena to its internal visual assimilation, consisting of that bundle of sensations that constitutes the true essence of things, unadulterated by filters of any kind (cultural, educational, political or social) that might damage their purity.
In the subtle dimensions of reality. Alessandro Trabucco (2010)







The artistic quest conducted by Daniele Giunta mainly asks itself questions about that primordial being that resides in our soul and analyses and broadens our perceptive faculties, allowing us to rethink and investigates our inner selves. Giunta’s work is perceived as a combination of elements and techniques, supports and media – paintings, silk, paper, music, sounds and light – that are all a part of the same concept, all trying to penetrate the meches of the imperceptible world. Light, shadow, nature, ice and ashes take us to a place that lies between the real and the shapeless, succeeding in forcing a way into infinitesimal, meaning something beyond any form, but also any sensation or physical or perceptive limitation.
Liquid Thought. Alberto Mattia Martini (2010)







The artist’s landscapes are the visual expression of what i once defined as psychogenesis – an imaginative transliteration of an untranslatable interior alphabet that is aesthetically balanced between the terse arctic elegance of glaciers and the gloomy dephts of the earth.
Italian Newbrow, The Dark Side of Young Italian Painting. Ivan Quaroni (2010)







Light is an important, necessary dimension for Daniele Giunta, and not only because the process leading to the heart of his work is a symbolic path towards certain territories of the conscience, but also because the climax of this very process presupposes shadow and darkness, which are normally accompanied by a state of intellectual torpor.
And yet, one might say, these works are not really about moving around in the deserted lands of nothingness and the uncertainty of darkness; rather, they are about crossing a dimension in which opposed values are combined, accepting contradictory qualities and offering enlightening visionary experiences in which a damp yet icy atmosphere is penetrated by the dazzle of night and the invisibility of light, and in which nature and the landscape defeat all ideas of space and time to become psychological and mental entities.
Wrong Crypt. Elena Forin (2008)







Daniele essentially works in two fairly well-defined areas: painting and music… Our dialogue has given rise to this hybrid form, Distance Abandon Desire Time.
An ultra-white element, completely covered with ashes, a spontaneously generated creature which seems to appear from nothing and slowly expand to touch upon everything around it. The metamorphosis of a landscape that becomes an image and a very personal sentiment of time.
The rest of time. Practices of abandonment and distance. Alessandro Castiglioni (2009)





























































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