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Alberto Zanchetta

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Il Drago di Giorgio
a cura di Viviana Siviero & Alberto Zanchetta



Daniele Giunta
Il Drago di Giorgio
inchiostro su seta, cm 130x180

Esistono rarissimi esempi della lotta tra un drago in volo e un Giorgio in sella al cavallo. Nel dipinto di Daniele Giunta i Megalomartire è scomparso dalla scena per lasciare posto agli ultimi istanti di vita di uno iaculo. Trafitto da una lancia, lo vediamo voltolare su se stesso, con le ali che fremono e l'addome che stilla sangue. La creatura ascende vertiginosamente al cielo, dissolvendosi in un abbacinante lucore che squarcia a metà il panorama. Se il canto del cigno si fa più intenso in punto di morte, allo stesso modo il drago appare radioso, affetto da una straziante bellezza. L'insalubre paesaggio che ospita lo iaculo è pervaso da una livida luce bianca che dissipa le nubi e sembra sanare le colluvie, le nebbie, i miasmi, gli anfratti e i crateri del terreno. Per tali ragioni, il quadro di Ginta potrebbe essere messo in relazione con la leggenda aurea diffusa a Ferrara, la quale associava la bonifica del fiume Po all'uccisione di un drago; nelle mentite spoglie di Giorgio la Casata Estense salvava così la sua amata città, che aveva le fattezze di una Principessa.

Alberto Zanchetta









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